SISTRI soppresso dal 1° gennaio 2019

(a cura dello Studio Librici)

“Dal 1° gennaio 2019 è soppresso il sistema di  controllo della tracciabilità dei rifiuti (SISTRI)”: così esordisce l’art.6 del D.L. 14 dicembre 2018, n. 135, entrato in vigore il giorno successivo.

Quindi, dopo anni in cui il controllo della tracciabilità dei rifiuti è stato caratterizzato e gravato dal cosiddetto “doppio binario”, ovvero dall’adempimento, per i soggetti obbligati iscritti al SISTRI, degli oneri del sistema cartaceo e di quello informatico, si ritorna al solo controllo cartaceo ante SISTRI.

Viene, però, annunciata la creazione di un nuovo sistema di controllo della tracciabilità gestito direttamente dal Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare.

Fanghi di depurazione: convertito in legge n. 130/2018 il D.L. n. 109/2018

(a cura dello Studio Librici)

Con l’art. 41del D.L. 28 settembre 2018, n. 109convertito in legge n. 130/2018, pubblicata nella G.U.R.I. n.269 del19-11-2018 e contenente“disposizioni urgenti per la città di Genova, la sicurezza della rete nazionale delle infrastrutture e dei trasporti, gli eventi sismici del 2016 e 2017, il lavoro e le altre emergenze”,vengono dettate anchedisposizioni urgenti sulla gestione dei fanghi di depurazione,al fine di superare le criticità determinatesi per il loro utilizzo in agricoltura ai sensi del D. Lgs. n. 99/92, a seguito delle decisioni della Giustizia penale e della Giustizia amministrativa nei confronti delle ordinanze emanate da varie regioni.

La norma, in attesa di una revisione organica del D. Lgs. n. 99/92, individuava originariamente - nell’art.41 del  D.L. 109 - esclusivamente i limiti di cui alla tab. I B dello stesso decreto legislativo per l’utilizzo dei fanghi di depurazione in agricoltura ad eccezione degli idrocarburi non volatili (C10-C50) – indicati - che non devono superare il valore limite di 1000 mg/kg sul tal quale. Valore che si intende comunque rispettato se la ricerca dei marker di cancerogenicità dà valori inferiori a quelli definiti nella nota L all. VI reg. CE n. 1272/2008, come specificato nel parere dell’Istituto superiore di sanità  ISS prot. 35565/2006 e s.m.i.. Tale specifica necessiterebbe, però, di ulteriori precisazioni considerato che la citata nota L fa riferimento al limite del 3% di estratto di dimetilsolfossido (Dmso) sulla frazione idrocarburica determinato con il metodo IP 346, mentre il parere dell’ISS fa riferimento ai limiti specifici degli idrocarburi policiclici aromatici (IPA) presenti nel fango determinati con un metodo diverso dal metodo IP 346, in quanto questo non è applicabile alla determinazione degli IPA nella massa fangosa.

Con la legge di conversione vengono aggiunti alla suddetta tab. I B ulteriori limiti per altre  sostanze pericolose, indicati nel quadro sottostante e messi a confronto con i limiti di soglia di contaminazione (CSC) previsti dal D. Lgs. n. 152/06 per i siti ad uso verde pubblico, privato e residenziale e per i siti ad uso commerciale e industriale.

Il confronto evidenzia come i limiti prescritti per i fanghi, siano in generale superiori ai valori di soglia di contaminazione previsti per i siti ad uso verde pubblico, privato e residenziale - validi anche per il suolo agricolo in mancanza del regolamento di cui all’art. 241 del D. Lgs. n. 152/06 - ad eccezione di IPA, inferiore, e berillio, arsenico e cromo VI, equivalenti.

Ora, tenuto conto che detti valori di soglia di contaminazione per i siti ad uso verde pubblico  costituiscono anche i limiti di riferimento per l’utilizzo delle terre e rocce da scavo in aree agricole ai sensi del D.P.R. n. 120/17, pure in quantità minime, inferiori ai quantitativi previsti dal d. Lgs. n. 99/92 per l’utilizzo dei fanghi in agricoltura, sarebbe opportuno rendere coerenti i limiti per l’utilizzo dei fanghi in agricoltura, decisi con la succitata legge conversione, con i valori di soglia di contaminazione per i siti ad uso verde pubblico, residenziale ed agricolo al fine di evitare una incomprensibile difformità di valutazione nell’utilizzo, di fatto equivalente, di fanghi e di terre da scavo per l’ammendamento od il miglioramento del suolo agricolo.

parametri valori di soglia di contaminazione D. Lgs. 152/06 all. V tab. 1 col. A -  verde pubblico, privato e residenziale valori fanghi D.L. n. 109/18 convertito in L. 130/18 valori soglia di contaminazione D. Lgs. 152/06 all. V tab. 1 col. B commerciale e industriale
Idrocarburi (C10-C40) ≤ 50 mg/kg s.s. ≤ 1000 mg/kg t.q. ≤ 750 mg/kg s.s.
Idrocarburi pol. Ar.(IPA) sommatoria ≤ 10 mg/kg s.s. ≤ 6 mg/kg s.s. ≤ 100 mg/kg s.s.

(PCDD/PCDF)+ PCB  DL (diossina simili)

≤ 10 ng/kg s.s. T.E. ≤ 25 ng/kg s.s. T.E. ≤ 100 ng/kg s.s. T.E.
PCB ≤ 0,06 mg/kg s.s. ≤ 0,8 mg/kg s.s. ≤ 5 mg/kg s.s.
Toluene ≤ 5 mg/kg s.s. ≤ 100 mg/kg s.s. ≤ 50 mg/kg s.s.
Selenio ≤ 3 mg/kg s.s. ≤ 10 mg/kg s.s. ≤ 15 mg/kg s.s.
Berillio ≤ 2 mg/kg s.s. ≤ 2 mg/kg s.s. ≤ 10 mg/kg s.s.
Arsenico* ≤ 20 mg/kg s.s. < 20 mg/kg s.s. ≤ 50 mg/kg s.s.
Cromo totale* ≤ 150 mg/kg s.s. < 200 mg/kg s.s. ≤ 800 mg/kg s.s.
Cromo VI* ≤ 2 mg/kg s.s. < 2 mg/kg s.s. ≤ 15 mg/kg s.s.

* la legge di conversione n.130/2018 indica  per questi parametri il segno di minore (<) e non di minore o uguale (≤) come per gli altri parametri relativi ai fanghi, verosimilmente per un mero errore di scrittura.

Classificazione dei rifiuti con codici specchio – conclusioni dell’Avvocato generale presso la Corte di giustizia europea sulle cause riunite C‑487/17 a C‑489/17 

(a cura dello Studio Librici)

La questione attiene al sequestro probatorio di varie discariche nelle quali erano stati trattati i rifiuti, disposto dal GIP di Roma il 22 novembre 2016 e il 16 gennaio 2017, su richiesta del Pubblico Ministero e all’annullamento dello stesso deciso dal Tribunale per il riesame il 28 febbraio 2017 con la contestazione dell’interpretazione della pubblica accusa basata sulla presunzione di pericolosità dei rifiuti.

L’impugnazione da parte della Procura della Repubblica di Roma di questi ultimi provvedimenti davanti alla Corte di Cassazione per la supposta erronea interpretazione delle norme in materia di classificazione dei rifiuti, ha indotto il Giudice del rinvio a sottoporre la questione alla Corte di giustizia europea al fine di risolvere i dubbi interpretativi sulle norme europee in materia. Dubbi alimentati anche dal dibattito suscitato dalla diversa posizione assunta da parte della dottrina, favorevole alla tesi «della certezza» - ovvero della «pericolosità presunta» - che, ispirandosi al principio di precauzione, presume la pericolosità del rifiuto, salvo prova contraria, e altra parte favorevole invece alla opposta tesi della «probabilità», secondo la quale il principio dello sviluppo sostenibile imporrebbe di valutare previamente la pericolosità del rifiuto mediante analisi appropriate

Quindi, il Giudice del rinvio ha posto alla Corte le seguenti domande pregiudiziali:

1) Se l’allegato alla decisione [2014/955] ed il regolamento [n.1357/2014] vadano o meno interpretati, con riferimento alla classificazione dei rifiuti con voci speculari, nel senso che il produttore del rifiuto, quando non ne è nota la composizione, debba procedere alla previa caratterizzazione ed in quali eventuali limiti.

2) Se la ricerca delle sostanze pericolose debba essere fatta in base a metodiche uniformi predeterminate.

3) Se la ricerca delle sostanze pericolose debba basarsi su una verifica accurata e rappresentativa che tenga conto della composizione del rifiuto, se già nota o individuata in fase di caratterizzazione, o se invece la ricerca delle sostanze pericolose possa essere effettuata secondo criteri probabilistici considerando quelle che potrebbero essere ragionevolmente presenti nel rifiuto.

4) Se, nel dubbio o nell’impossibilità di provvedere con certezza all’individuazione della presenza o meno delle sostanze pericolose nel rifiuto, questo debba o meno essere comunque classificato e trattato come rifiuto pericoloso in applicazione del principio di precauzione.

L’Avvocato generale deduce che l’applicazione corretta del principio di precauzione presuppone una valutazione dei rischi quanto più possibile completa, tenuto conto delle circostanze specifiche, in grado di dimostrare concretamente la necessità dell’adozione di specifiche misure di tutela che non possono essere validamente motivate con un approccio puramente ipotetico del rischio, fondato su semplici supposizioni non ancora accertate scientificamente.

Quindi,  per classificare un rifiuto con una voce pericolosa (MH) non è sufficiente addurre un semplice dubbio sulla sua pericolosità, invocando il principio di precauzione. Se lo fosse, tutti i codici specchio condurrebbero alla classificazione del rifiuto come pericoloso. Siffatta classificazione richiede invece un’analisi individuale della composizione del rifiuto e la successiva verifica dell’eventuale pericolosità delle sostanze che lo compongono. A tal fine, il produttore o detentore del rifiuto non ha l’obbligo di sottoporlo ad analisi esaustive al fine di individuare tutte le sostanze pericolose, ai sensi del regolamento n. 1272/2008, eventualmente presenti nello stesso e tutti i possibili indizi di pericolosità che esso può comportare, in applicazione dell’allegato III della direttiva 2008/98, egli deve, invece, effettuarne un’adeguata caratterizzazione basata prima sull’accertamento della sua esatta composizione e, successivamente, sulla verifica della pericolosità delle sostanze così individuate.

I diversi modi per raccogliere informazioni sulla composizione pertinente del rifiuto, sulle sostanze pericolose presenti e sulle potenziali caratteristiche di pericolo dello stesso sono indicati al punto 52 del documento che si chiude con il suggerimento dell’Avvocato generale alla Corte di giustizia di rispondere alla Corte di Cassazione nel modo seguente:

1) il produttore o detentore di un rifiuto classificabile con un codice specchio ha l’obbligo di accertare la composizione di tale rifiuto e di verificare successivamente, mediante calcolo o prova, se esso contenga sostanze pericolose o che presentano uno degli indizi di pericolosità elencati nell’allegato III della direttiva 2008/98 o nell’allegato IV del regolamento (CE) n. 850/2004. A tal fine si possono utilizzare i campionamenti, le analisi chimiche e le prove previsti dal regolamento (CE) n. 440/2008 oppure riconosciuti a livello internazionale o ammessi dal diritto interno dello Stato membro.

2) Il principio di precauzione o cautela non può essere fatto valere dal produttore o detentore di un rifiuto come pretesto per non applicare la procedura di classificazione dei rifiuti con codici specchio di cui alla direttiva 2008/98 e alla decisione 2000/532, salvo che l’analisi della sua composizione e/o degli indizi di pericolosità dei suoi componenti risulti impossibile».

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