La legge di bilancio 2019 interviene sulle modalità di accertamento della normale tollerabilità del rumore

(a cura dello Studio Librici)

La legge di bilancio 30 dicembre 2018, n. 145, con il comma 746 dell’art. 1, modifica l'articolo 6-ter del D.L. 30 dicembre 2008, n. 208, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 febbraio 2009,  n.  13, aggiungendo dopo il comma 1 il seguente comma 1-bis: «Ai fini dell'attuazione del comma 1, si applicano criteri di accettabilità del livello di rumore di cui alla legge  26 ottobre 1995, n. 447, e alle relative norme di attuazione».

Quindi, la citata disposizione assume ora la seguente formulazione: «1. Nell’accertare la normale tollerabilità delle immissioni e delle emissioni acustiche, ai sensi dell’articolo 844 del Codice civile, sono fatte salve in ogni caso le disposizioni di legge e di regolamento vigenti che disciplinano specifiche sorgenti e la priorità di un determinato uso.

1-bis. Ai fini dell’attuazione del comma 1, si applicano i criteri di accettabilità del livello di rumore di cui alla legge 26 ottobre 1995, n. 447, e alle relative norme di attuazione».

La modifica legislativa intende chiarire ulteriormente la portata dell’art. 6-ter del D. L. n. 208/2008 nell’accertamento della normale tollerabilità delle immissioni acustiche ovvero del rumore ai sensi dell’art. 844 del Codice civile, tenuto conto che, nel tempo. la giurisprudenza della Corte di Cassazione ha considerato la norma suddetta ininfluente ai fini della determinazione della normale tollerabilità, rimasta subordinata, invece, al libero apprezzamento del Giudice civile che, a tal fine, valutava le specifiche condizioni naturali e sociali dei luoghi in cui si inserivano le attività e le abitudini locali della popolazione.

Come è noto la giurisprudenza di legittimità ha ritenuto non tollerabili, ai sensi del citato art. 844, le immissioni acustiche determinanti un incremento del livello di rumore di fondo della zona - livello di rumore costituito dall’insieme dei suoni di origine varia e spesso non identificabili, continui e caratteristici del luogo, che insiste per almeno il 95% del tempo di osservazione/misura del rumore - superiore a 3 dB e corrispondente al raddoppio dello stesso.

Ora, la specifica introdotta dal nuovo comma 1-bis  all’art. 6 ter del D.L. 208 dovrebbe limitare i margini di discrezionalità del Giudice civile individuando, per l’accertamento della normale tollerabilità delle immissioni acustiche, i criteri di accettabilità previsti dalla legge n. 447/95 e delle relative norme di attuazione.

Detti criteri di accettabilità sono rinvenibili nel D.P.C.M. 17 novembre 1997, che, in attuazione dell'art. 3, comma 1, lettera a), della legge 26 ottobre 1995, n. 447, determina i valori di emissione, di immissione, di attenzione e di qualità del rumore da rispettare in relazione alle classi di destinazione d’uso del territorio; valori che si collocano frequentemente ben al di sopra del livello di rumore di fondo incrementato di 3 dB e ritenuto non tollerabile dall’attuale giurisprudenza civile.

I valori limite assoluti di immissione di rumore nell’ambiente esterno (art. 3, tabella C – DPCM 14/11/1997) per tutte le tipologie di sorgenti sonore, escluse le infrastrutture di trasporto - denominati Leq e misurati in dB(A) - Livello continuo equivalente di pressione sonora ponderata "A" - sono i seguenti:

Classi di destinazione d'uso del territorio       Tempi di riferimento
Diurno
(06.00-22.00)
Notturno
(22.00-06.00)
I     aree particolarmente protette 50 40
II    aree prevalentemente residenziali 55 45
III   aree di tipo misto 60 50
IV  aree di intensa attività umana 65 55
V   aree prevalentemente industriali 70 60
VI  aree esclusivamente industriali 70 70

 

I valori limite differenziali di immissione di rumore all’interno degli ambienti abitativi (differenza tra il livello equivalente di rumore ambientale ed il rumore residuo cioè il rumore ambientale senza il contributo della sorgente sonora) sono:

5 dB per il periodo diurno e 3 dB per il periodo notturno.

Tali limiti non si applicano, in quanto ogni effetto del rumore è da ritenersi trascurabile (art. 4 DPCM 14-11-97):

a) se il rumore misurato a finestre aperte è inferiore a 50 dB(A) durante il periodo diurno e 40 dB(A) durante il periodo notturno;

b) se il livello del rumore ambientale misurato a finestre chiuse è inferiore a 35 dB(A) durante il periodo diurno e 25 dB(A) durante il periodo notturno.

Inoltre, non si applicano alla rumorosità prodotta da infrastrutture di trasporto e da attività e comportamenti non connessi con esigenze produttive, commerciali e professionali, nonché alla rumorosità prodotta da servizi e impianti fissi ad uso comune dell'edificio all’interno dello stesso.

Pertanto, fatte salve le tutele offerte dall’art. 659 del Codice penale per il disturbo della quiete pubblica, concretamente, dall’1 gennaio 2019, il rumore negli ambienti abitativi, derivante da una eccessiva rumorosità ambientale esterna dovuta al rumore di fondo ed alle varie attività produttive e/o commerciali presenti in zona, acquisisce rilevanza sanitaria se, a finestre aperte, supera il valore di 50 dB(A) nel periodo diurno o quello di 40 dB(A) nel periodo notturno e diverrebbe non tollerabile ai sensi dell’art. 844 del Codice civile al superamento del limite differenziale di 3 dB finora individuato dalla giurisprudenza.

Il condizionale è d'obbligo in quanto, come in precedenza, sarà la giurisprudenza conseguente a dirimere definitivamente i dubbi in merito all'effettiva portata della modifica in questione sull'accertamento della normale tollerabilità.

 

SISTRI soppresso dal 1° gennaio 2019

(a cura dello Studio Librici)

“Dal 1° gennaio 2019 è soppresso il sistema di  controllo della tracciabilità dei rifiuti (SISTRI)”: così esordisce l’art.6 del D.L. 14 dicembre 2018, n. 135, entrato in vigore il giorno successivo.

Quindi, dopo anni in cui il controllo della tracciabilità dei rifiuti è stato caratterizzato e gravato dal cosiddetto “doppio binario”, ovvero dall’adempimento, per i soggetti obbligati iscritti al SISTRI, degli oneri del sistema cartaceo e di quello informatico, si ritorna al solo controllo cartaceo ante SISTRI.

Viene, però, annunciata la creazione di un nuovo sistema di controllo della tracciabilità gestito direttamente dal Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare.

Fanghi di depurazione: convertito in legge n. 130/2018 il D.L. n. 109/2018

(a cura dello Studio Librici)

Con l’art. 41del D.L. 28 settembre 2018, n. 109convertito in legge n. 130/2018, pubblicata nella G.U.R.I. n.269 del19-11-2018 e contenente“disposizioni urgenti per la città di Genova, la sicurezza della rete nazionale delle infrastrutture e dei trasporti, gli eventi sismici del 2016 e 2017, il lavoro e le altre emergenze”,vengono dettate anchedisposizioni urgenti sulla gestione dei fanghi di depurazione,al fine di superare le criticità determinatesi per il loro utilizzo in agricoltura ai sensi del D. Lgs. n. 99/92, a seguito delle decisioni della Giustizia penale e della Giustizia amministrativa nei confronti delle ordinanze emanate da varie regioni.

La norma, in attesa di una revisione organica del D. Lgs. n. 99/92, individuava originariamente - nell’art.41 del  D.L. 109 - esclusivamente i limiti di cui alla tab. I B dello stesso decreto legislativo per l’utilizzo dei fanghi di depurazione in agricoltura ad eccezione degli idrocarburi non volatili (C10-C50) – indicati - che non devono superare il valore limite di 1000 mg/kg sul tal quale. Valore che si intende comunque rispettato se la ricerca dei marker di cancerogenicità dà valori inferiori a quelli definiti nella nota L all. VI reg. CE n. 1272/2008, come specificato nel parere dell’Istituto superiore di sanità  ISS prot. 35565/2006 e s.m.i.. Tale specifica necessiterebbe, però, di ulteriori precisazioni considerato che la citata nota L fa riferimento al limite del 3% di estratto di dimetilsolfossido (Dmso) sulla frazione idrocarburica determinato con il metodo IP 346, mentre il parere dell’ISS fa riferimento ai limiti specifici degli idrocarburi policiclici aromatici (IPA) presenti nel fango determinati con un metodo diverso dal metodo IP 346, in quanto questo non è applicabile alla determinazione degli IPA nella massa fangosa.

Con la legge di conversione vengono aggiunti alla suddetta tab. I B ulteriori limiti per altre  sostanze pericolose, indicati nel quadro sottostante e messi a confronto con i limiti di soglia di contaminazione (CSC) previsti dal D. Lgs. n. 152/06 per i siti ad uso verde pubblico, privato e residenziale e per i siti ad uso commerciale e industriale.

Il confronto evidenzia come i limiti prescritti per i fanghi, siano in generale superiori ai valori di soglia di contaminazione previsti per i siti ad uso verde pubblico, privato e residenziale - validi anche per il suolo agricolo in mancanza del regolamento di cui all’art. 241 del D. Lgs. n. 152/06 - ad eccezione di IPA, inferiore, e berillio, arsenico e cromo VI, equivalenti.

Ora, tenuto conto che detti valori di soglia di contaminazione per i siti ad uso verde pubblico  costituiscono anche i limiti di riferimento per l’utilizzo delle terre e rocce da scavo in aree agricole ai sensi del D.P.R. n. 120/17, pure in quantità minime, inferiori ai quantitativi previsti dal d. Lgs. n. 99/92 per l’utilizzo dei fanghi in agricoltura, sarebbe opportuno rendere coerenti i limiti per l’utilizzo dei fanghi in agricoltura, decisi con la succitata legge conversione, con i valori di soglia di contaminazione per i siti ad uso verde pubblico, residenziale ed agricolo al fine di evitare una incomprensibile difformità di valutazione nell’utilizzo, di fatto equivalente, di fanghi e di terre da scavo per l’ammendamento od il miglioramento del suolo agricolo.

parametri valori di soglia di contaminazione D. Lgs. 152/06 all. V tab. 1 col. A -  verde pubblico, privato e residenziale valori fanghi D.L. n. 109/18 convertito in L. 130/18 valori soglia di contaminazione D. Lgs. 152/06 all. V tab. 1 col. B commerciale e industriale
Idrocarburi (C10-C40) ≤ 50 mg/kg s.s. ≤ 1000 mg/kg t.q. ≤ 750 mg/kg s.s.
Idrocarburi pol. Ar.(IPA) sommatoria ≤ 10 mg/kg s.s. ≤ 6 mg/kg s.s. ≤ 100 mg/kg s.s.

(PCDD/PCDF)+ PCB  DL (diossina simili)

≤ 10 ng/kg s.s. T.E. ≤ 25 ng/kg s.s. T.E. ≤ 100 ng/kg s.s. T.E.
PCB ≤ 0,06 mg/kg s.s. ≤ 0,8 mg/kg s.s. ≤ 5 mg/kg s.s.
Toluene ≤ 5 mg/kg s.s. ≤ 100 mg/kg s.s. ≤ 50 mg/kg s.s.
Selenio ≤ 3 mg/kg s.s. ≤ 10 mg/kg s.s. ≤ 15 mg/kg s.s.
Berillio ≤ 2 mg/kg s.s. ≤ 2 mg/kg s.s. ≤ 10 mg/kg s.s.
Arsenico* ≤ 20 mg/kg s.s. < 20 mg/kg s.s. ≤ 50 mg/kg s.s.
Cromo totale* ≤ 150 mg/kg s.s. < 200 mg/kg s.s. ≤ 800 mg/kg s.s.
Cromo VI* ≤ 2 mg/kg s.s. < 2 mg/kg s.s. ≤ 15 mg/kg s.s.

* la legge di conversione n.130/2018 indica  per questi parametri il segno di minore (<) e non di minore o uguale (≤) come per gli altri parametri relativi ai fanghi, verosimilmente per un mero errore di scrittura.

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