Deposito di rottami ferrosi, auto abbandonate ed altro come rifornimento di pezzi di ricambio.

(a cura dello Studio Librici)

 

    La realizzazione di un deposito di ferraglia, automobili fuori uso, pezzi di autocarrozzeria ed altro da parte di un’officina specializzata nella riparazione di automobili d’epoca non trova giustificazione nell’utilizzo delle stesse automobili come rifornimento di preziosi pezzi di ricambio difficilmente rintracciabili. Pertanto, l’applicazione dell’art. 256 commi 1 e 2 del d. lgs. n. 152/06 per gestione illecita di rifiuti è dovuta.

La Corte di Cassazione Sez. 7 penale con ord. n. 17318/2016 del 18/3/2016 ha rigettato per manifesta infondatezza il ricorso con il quale il ricorrente contestava l’applicazione del suddetto articolo al deposito di automobili fuori uso ed altro approntato, a suo dire, per le esigenze della sua attività di riparatore ed appassionato di auto d’epoca al fine di procurarsi pezzi di ricambio non più reperibili.

Nel caso di specie era stato comunque accertato “che trattavasi di veicoli conferiti all'officina a partire dagli anni 70 e 80 sino ad epoca recente e che detti e numerosi veicoli erano risultati sprovvisti targa o in situazioni tali da non permettere neppure la lettura del numero di matricola ed essendo stato accertato altresì che il ricorrente aveva ricevuto in carico alcuni automezzi, con onere di rottamazione, di fatto non assolto né, comunque, rientrante tra le attività autorizzate dell'azienda. Dall'istruttoria dibattimentale è infine emerso che i veicoli erano in pessime condizioni generali e di custodia, esposti alle intemperie, privi di qualsiasi tipo di protezione idonea ad evitarne il degrado, invasi anche dalla vegetazione cresciuta attorno, nella maggior parte dei casi privi di targhe, di fanaleria, di motore e radiati per la demolizione.”

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