Incenerimento di rifiuti urbani: capacità di trattamento attuale e fabbisogno residuo

(a cura dello Studio Librici)

 

Pubblicato sulla G.U. R.I. n.233 del 5-10-2016 il D.P.C.M. 10 agosto 2016 recante “Individuazione della capacità complessiva di trattamento degli impianti di incenerimento di rifiuti urbani e assimilabili in esercizio o autorizzati a livello nazionale, nonché individuazione del fabbisogno residuo da coprire mediante la realizzazione di impianti di incenerimento con recupero di rifiuti urbani e assimilati”

Il decreto è stato emanato, in esecuzione dell'art. 35 co.1 del decreto-legge 12 settembre 2014, n. 133, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 novembre 2014, n. 164 (sblocca Italia), in base al quale, entro 90 giorni dalla data di pubblicazione della legge di conversione, avvenuta l’11 novembre 2014, il Presidente del Consiglio dei Ministri avrebbe dovuto individuare a livello nazionale la capacità complessiva di trattamento di rifiuti urbani e assimilati degli impianti di incenerimento in esercizio o autorizzati a livello nazionale, con l'indicazione espressa della capacità di ciascun impianto, e gli impianti di incenerimento con recupero energetico di rifiuti urbani e assimilati da realizzare per coprire il fabbisogno residuo, determinato con finalità di progressivo riequilibrio socio-economico fra le aree del territorio nazionale e nel rispetto degli obiettivi di raccolta differenziata e di riciclaggio, tenendo conto della pianificazione regionale.

 

Gli impianti così individuati costituiscono infrastrutture e insediamenti strategici di preminente interesse nazionale, attuano un sistema integrato e moderno di gestione di rifiuti urbani e assimilati, garantiscono la sicurezza nazionale nell'autosufficienza, consentono di superare e prevenire ulteriori procedure di infrazione per mancata attuazione delle norme europee di settore e limitano il conferimento di rifiuti in discarica.

Il provvedimento arriva a quasi due anni dalla pubblicazione della legge Sblocca Italia e delinea una realtà regionale variegata contraddistinta da un fabbisogno impiantistico nullo per le regioni del nord, di 530.000 t/a per le regioni del centro, di 490.000 t/a per le regioni del sud, di 121.000 t/a per la Sardegna e di 690.000 t/a per la Sicilia. Quest’ultima é l’unica regione che, nonostante sia caratterizzata da oltre sedici anni da notevoli criticità nel ciclo di gestione dei rifiuti, non dispone di impianti in esercizio o in costruzione, per cui il decreto prevede la realizzazione di almeno due o più impianti fino al completo soddisfacimento del fabbisogno.

 

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