Sussistenza dei requisiti per la qualifica dei residui di produzione come sottoprodotti e non come rifiuti: i chiarimenti del Ministero dell’Ambiente

( a cura dello Studio Librici)

Il Ministero dell’Ambiente interviene con una circolare esplicativa (prot. 7619 del 30/05/2017) per rispondere ai numerosi dubbi interpretativi inerenti all’applicazione del D.M. 13 ottobre 2016, n. 264  (Regolamento per la qualifica dei residui di produzione come sottoprodotti). Il Ministero chiarisce in particolare che il Decreto non innova in alcun modo la disciplina sostanziale generale del settore. Pertanto un residuo andrà considerato sottoprodotto o meno esclusivamente alla sussistenza di tutte le condizioni previste dall’art. 184-bis comma 1 del D. Lgs. n. 152 del 2006:
  1. la sostanza o l’oggetto è originato da un processo di produzione, di cui costituisce parte integrante, e il cui scopo primario non è la produzione di tale sostanza od oggetto;
  2. è certo che la sostanza o l’oggetto sarà utilizzato, nel corso dello stesso o di un successivo processo di produzione o di utilizzazione, da parte del produttore o di terzi;
  3. la sostanza o l’oggetto può essere utilizzato direttamente senza alcun ulteriore trattamento diverso dalla normale pratica industriale;
  4. l’ulteriore utilizzo è legale, ossia la sostanza o l’oggetto soddisfa, per l’utilizzo specifico, tutti i requisiti pertinenti riguardanti i prodotti e la protezione della salute e dell’ambiente e non porterà a impatti complessivi negativi sull’ambiente o la salute umana.

Quindi, il Decreto non contiene né un “elenco” di materiali senz’altro qualificabili come sottoprodotti, né un elenco di trattamenti ammessi sui medesimi in quanto senz’altro costituenti “normale pratica industriale”, ma opera, in attuazione dell’art. 184-bis, comma 2, come strumento di ausilio tecnico per la ricerca e la dimostrazione della sussistenza dei requisiti richiesti dalla normativa vigente per la qualifica di un residuo di produzione come sottoprodotto anziché come rifiuto.

La sua finalità, puntualizza il Ministero, non è, dunque, quella di irrigidire la normativa sostanziale del settore, quanto, piuttosto, quella di consentire una più sicura applicazione di quella vigente.

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