Depuratori di acque reflue urbane: non si applicano le disposizioni penali dell'art 137, comma 5, del d.lgs. 152 del 2006.

(a cura dello Studio Librici)

 

Lo ha sancito la Corte di Cassazione sez. 3^ penale con sentenza n. 1870 del 19 gennaio 2016 affermando il seguente principio di diritto:

"In materia di tutela delle acque dall'inquinamento lo scarico da depuratore non ha una propria differente caratteristica rispetto a quella dei reflui convogliati; ne deriva che gli impianti che depurano scarichi da pubblica fognatura, ove non siano prevalentemente formati da scarichi di acque reflue industriali (con prova a carico dell'accusa) devono ritenersi a natura mista e i relativi reflui vanno qualificati come scarichi di acque urbane e non si applicano le disposizioni penali dell'art 137, comma 5, del d. Igs 152 del 2006".

            Al riguardo, è opportuno evidenziare alcuni passaggi fondamentali collegati alla modifica dell’art. 137, partendo dalle definizioni di cui all’art. 74 comma 1 del d. lgs. n. 152/06, che distingue le acque reflue in:

g) domestiche: acque reflue provenienti da insediamenti di tipo residenziale e da servizi e derivanti prevalentemente dal metabolismo umano e da attività domestiche;
h) industriali: qualsiasi tipo di acque reflue scaricate da edifici od impianti in cui si svolgono attività commerciali o di produzione di beni, diverse dalle acque reflue domestiche e dalle acque meteoriche di dilavamento - (lettera così sostituita dall'art. 2, c. 1, d.lgs. n. 4 del 2008);
i) urbane: acque reflue domestiche o il miscuglio di acque reflue domestiche, di acque reflue industriali ovvero meteoriche di dilavamento convogliate in reti fognarie, anche separate, e provenienti da agglomerato - (lettera così sostituita dall'art. 2, c. 2, d.lgs. n. 4 del 2008).

            Le acque reflue urbane, quindi, in quanto provenienti da un agglomerato urbano nel quale, oltre agli insediamenti di tipo residenziale, sono anche presenti in generale attività produttive, hanno natura mista e non sono identificabili né come acque reflue domestiche, né come acque reflue industriali.

            Tale circostanza, ai fini dell’applicazione della disciplina sanzionatoria, ha generato non poche perplessità: non tanto per i casi di scarichi delle reti fognarie, definite come “sistema di condotte per la raccolta ed il convogliamento delle acque reflue urbane” (art. 74 c.1 lett. dd) d. lgs. 152/06), in assenza di autorizzazione, per i quali è prevista la sanzione amministrativa di cui all’art.133 c. 2 del d. lgs. n. 152/06, quanto per il superamento dei limiti tabellari.

            Nello specifico, l’allegato 5 alla parte terza del d. lgs. 152/06 per gli impianti delle acque reflue urbane a servizio di fognature che convogliano anche scarichi di acque reflue industriali, impone, oltre al rispetto dei limiti specifici per le acque reflue urbane previsti dalle tabb. 1 e 2, anche il rispetto dei limiti della tab. 3, validi per lo scarico delle acque reflue industriali in acque superficiali.

            Ciò aveva comportato, secondo le disposizioni del comma 6 dell’art. 137 (6. Le sanzioni di cui al comma 5 si applicano altresì al gestore di impianti di trattamento delle acque reflue urbane che nell'effettuazione dello scarico supera i valori-limite previsti dallo stesso comma), che, nel caso di superamento dei limiti della predetta tabella 3, venisse applicata la sanzione penale di cui all’art. 137 c. 5.

            Ciò detto, è opportuno evidenziare che la legge n. 36 del 2010 ha apportato delle modifiche al testo del comma da ultimo citato (art. 137 c.5), con significative conseguenze in ordine alla previsione dei limiti tabellari da rispettare.

Invero, nel testo vigente prima della modifica, la sanzione indicata veniva irrogata a seguito del superamento di qualsiasi parametro indicato nella predetta tabella 3 (cfr. Cass. Sez. 3^ pen. n. 19875 del 11 maggio 2009).

Successivamente alla modifica, la sanzione penale per lo scarico di acque reflue industriali in acque superficiali è stata limitata al superamento dei limiti della tabella 3 per le sole sostanze indicate nella tabella 5 dell’allegato 5 alla parte 3^, ossia per le sostanze pericolose come metalli pesanti, solventi, composti organici, pesticidi ed altro di origine prevalentemente industriale.

            Non ha subito modifiche, invece, il comma 6 dell’art. 137 e quindi permane l’applicazione delle sanzioni di cui al comma 5 al gestore di impianti di trattamento delle acque reflue urbane nel caso di superamento dei limiti suddetti.

            Ora, il principio di diritto affermato dalla Corte di Cassazione con la sentenza sopraindicata chiarisce che le disposizioni penali del citato comma 5 sono valide esclusivamente per lo scarico di acque reflue industriali e non sono applicabili alle acque reflue urbane, in quanto miste, a meno che se ne dimostri la composizione prevalentemente di origine industriale.

            Questo principio vige anche per le sostanze anzidette indicate nella tabella 5 dell’allegato 5 alla parte 3^, anche se originate essenzialmente da attività industriali, ove non si correlino con la prevalenza (accertata) della natura industriale delle acque reflue urbane.

            Quindi, è la natura industriale, o prevalentemente tale, dello scarico a costituire il presupposto della natura penale della fattispecie, come considerato in diritto dalla Suprema Corte:

Al massimo, quindi, la condotta rilevante penalmente sarebbe solo quella relativa ai fenoli, come richiesto dalla Procura generale; il superamento del limite per i fenoli non è poi neanche specificato, nella sua entità, nell'imputazione. Il presupposto della natura penale della fattispecie, anche per i soli fenoli, è comunque la natura dello scarico: industriale”.

            In conclusione, la sentenza in questione limita – fortemente - la portata applicativa del comma 6 dell’art. 137 del d. lgs. n. 152/06 ai gestori degli impianti di trattamento delle acque reflue urbane nel caso di superamento dei limiti previsti al comma 5. Anzi, si potrebbe dire che di fatto la annulla.

         Infatti, è quasi del tutto impossibile che acque reflue urbane provenienti da agglomerati con reti fognarie miste siano costituite prevalentemente da acque reflue industriali, a meno di casi sporadici in cui si verifichi la presenza di grandi attività industriali con portate di scarico elevato in piccoli agglomerati.

            Alla luce di quanto detto, l’unica disciplina sanzionatoria che sarà concretamente applicabile ai gestori degli impianti di trattamento delle acque reflue urbane nel caso di superamento dei limiti tabellari, indipendentemente dal tipo di sostanze scaricate, è quella amministrativa prevista dall’art. 133 del d. lgs. 152/06 e successive modifiche, salvo che il fatto costituisca reato.

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