L’utilizzo agronomico degli effluenti di allevamento e delle acque reflue di imprese agricole e di piccole aziende agroalimentari – D.M. 25/2/2016

(a cura dello Studio Librici)

 

Pubblicato nel suppl. ord. n. 9 alla gazzetta ufficiale del 18 aprile il Decreto 25 febbraio 2016, n.5046 del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali.

            Il Decreto, recante “Criteri e norme tecniche generali per la disciplina regionale dell’utilizzazione agronomica degli effluenti di allevamento e delle acque reflue, nonché per la produzione e l’utilizzazione agronomica del digestato”, viene emanato in applicazione dell’art. 112  del D. Lgs. n. 152/2006 ed abroga, dalla sua entrata in vigore, il Decreto ministeriale 7 aprile 2006, attuativo dell’art. 38 del D. Lgs. n. 152/1999. 

 

Le regioni avranno 180 giorni di tempo, a decorrere dalla data di entrata in vigore (3 maggio 2016), per adeguare la normativa esistente ovvero per disciplinarla ex novo in conformità alle nuove disposizioni.

Il Decreto integra le disposizioni della parte terza e della parte seconda del d. lgs. n. 152/2006 relative agli impianti di allevamento intensivo, di cui al punto 6.6 dell’allegato VIII alla medesima parte seconda; quindi, il puntuale rispetto delle procedure previste dallo stesso e recepite nella normativa regionale costituisce il discrimine affinché l’utilizzo agronomico rimanga classificato come tale ai sensi del citato art. 112.

            Invero, nel caso in cui l’utilizzo agronomico venga effettuato in difformità dalla comunicazione preventiva e dalle procedure, oltre alla fattispecie penale di cui al co. 14 dell’art.137 del d. lgs. n. 152/2006 per la mera inosservanza delle prescrizioni tecniche, per le violazioni più gravi o per lo spandimento abusivo, si concretizza la fattispecie dello smaltimento illecito di rifiuti.

Il Decreto inoltre, in applicazione dell’art. 52 co.2.bis del D.L. n. 83/2012, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 134/2012 - e ai sensi del quale il digestato ottenuto in impianti aziendali o interaziendali dalla digestione anaerobica, eventualmente associata anche ad altri trattamenti di tipo fisico meccanico, di effluenti di allevamento o residui di origine vegetale o residui delle trasformazioni o delle valorizzazioni delle produzioni vegetali effettuate dall’agro-industria, conferiti come sottoprodotti, anche se miscelati fra loro, e utilizzato ai fini agronomici” è considerato sottoprodotto -, al titolo IV disciplina le caratteristiche e le modalità di trattamento e di impiego del digestato ai fini del suo utilizzo agronomico, nonché i criteri per la qualificazione dello stesso come sottoprodotto.

    Anche per l’utilizzo agronomico del digestato e per la sua qualificazione come sottoprodotto è indispensabile il rigoroso rispetto dei criteri e delle regole prescritte, al fine di non incorrere nelle sanzioni per illecita gestione di rifiuti qualora il digestato perdesse la qualificazione suddetta.

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