Scarichi di sostanze pericolose – art. 108 D. Lgs. n. 152/06 –Sent. n. 1296/2017 - Cassazione Sez. 3^ penale

(a cura dello Studio Librici)

 

Con sentenza n. 1296 del 12 gennaio 2017 la Corte di Cassazione Sez. 3^ penale chiarisce due aspetti fondamentali in merito allo scarico ed al controllo delle sostanze pericolose di cui alle Tabelle 3/A e 5 dell'Allegato 5 alla parte terza del D. Lgs. n. 152/06:

  1. le sostanze pericolose non devono superare i limiti tabellari a valle di ogni singola linea produttiva e prima di ogni diluizione;

  2. l’indicazione contenuta nell’autorizzazione di un diverso punto di controllo delle acque di scarico non è rilevante (vincolante) ai fini del controllo di dette sostanze.

Infatti l’art. 108 del Decreto, relativo allo scarico di sostanze pericolose, al comma 5 statuisce che, per le attività soggette ad autorizzazione integrata ambientale, il “punto di misurazione dello scarico” è fissato secondo quanto previsto dall'autorizzazione medesima, mentre per le attività non soggette ad autorizzazione integrata ambientale (cioè tutte le altre) “subito dopo l'uscita dallo stabilimento o dall'impianto di trattamento che serve lo stabilimento medesimo.” Il dubbio deriva dall’utilizzo del termine stabilimento che secondo la definizione di cui al punto nn) dell’art. 74 del Decreto – definizioni - “tutta l'area sottoposta al controllo di un unico gestore, nella quale si svolgono attività commerciali o industriali che comportano la produzione, la trasformazione e/o l'utilizzazione delle sostanze di cui all'allegato 8 alla parte terza del presente decreto, ovvero qualsiasi altro processo produttivo che comporti la presenza di tali sostanze nello scarico”- sembra riferirsi allo stabilimento, nel suo complesso, costituito da una o più linee di produzione.

 

Nello specifico, il rappresentante legale di una attività di produzione di articoli in gomma e metallo era stato condannato dalla Corte territoriale per lo scarico di acque reflue industriali con una concentrazione di “zinco” superiore al valore limite previsto dalla tab. 3 dell’allegato 5 alla terza parte del D. Lgs. n. 152/2006.

Nel ricorso in Cassazione si contestava che:

 

  • il campione era stato prelevato non "subito dopo l'uscita dallo stabilimento o dall'impianto di trattamento che serve lo stabilimento medesimo", ma subito dopo l'impianto di trattamento interno dello stabilimento servente una sola linea di produzione (linea di fosfatazione);

  • inoltre nell'autorizzazione amministrativa il punto di prelievo indicato , valido anche per gli accertatori in sede di controllo, era immediatamente prima dello scarico in fognatura.

La Corte di Cassazione, con la suddetta sentenza, ha giudicato il ricorso infondato e lo ha respinto sostenendo che “secondo una corretta interpretazione del quinto comma dell'art.108, d. Igs. n. 152 del 2006 al fine di accertare il reato di superamento dei parametri tabellari, il punto di campionamento del refluo industriale, va individuato nel punto di confluenza tra acque di processo ed acque di diluizione, sullo scarico proveniente dal ciclo lavorativo - industriale -, e non sullo scarico finale”.

Pertanto, continua la Corte, “le sostanze nocive non devono superare i limiti tabellari al momento dello scarico dall'impianto di trattamento" (o dopo l'uscita dello stabilimento, solo se esiste un solo impianto di trattamento), e, nelle ipotesi di più linee produttive con impianti di trattamento, i limiti non devono essere superati, dopo ognuno di essi; mentre all'uscita dello stabilimento se presente una sola linea di trattamento.

E' questa, secondo la Suprema Corte l'unica interpretazione che evita l'accertamento dopo la confluenza delle acque di processo produttivo con le acque di diluizione, con risultati non genuini, risultando, pertanto, non rilevante, per questo tipo di controlli, anche l’indicazione contenuta nell’autorizzazione.

“Infatti la norma, quinto comma dell'art. 108, citato, non a caso indica i punti di accertamento sia in quello "subito dopo l'uscita dallo stabilimento" e sia in quello "dall'impianto di trattamento"; con una disgiunzione "o", chiara, o l'uno o l'altro, a seconda della conformazione dell'impianto produttivo; unico - la prima ipotesi, subito dopo l'uscita dallo stabilimento - o con più linee produttive - la seconda ipotesi, dall'impianto di trattamento”.

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