Requisiti delle infrastrutture per combustibili alternativi

(a cura dello Studio Librici)

Con decreto legislativo 16 dicembre 2016, n. 257, pubblicato nella G.U.R.I. n.10 del 13 gennaio 2017, suppl. ord. n. 3, è stata emanata “la Disciplina di attuazione della direttiva 2014/94/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 22 ottobre 2014, sulla realizzazione di una infrastruttura per i combustibili alternativi”.

Il decreto, sulla base di un Quadro Strategico Nazionale che valuti lo stato attuale e gli sviluppi futuri del mercato dei combustibili alternativi nel settore dei trasporti, individua i fabbisogni ed i requisiti minimi delle infrastrutture necessarie per la costruzione nel Paese di una rete funzionale alle necessità dei differenti modi di trasporto esistenti, inclusi quelli per i quali sono disponibili alternative limitate ai combustibili fossili.

Il decreto, quindi, adotta con l’allegato 3, il Quadro Strategico Nazionale finalizzato allo sviluppo del mercato dei combustibili alternativi nel settore dei trasporti, articolato nelle seguenti sezioni:

   a) fornitura di elettricità per il trasporto;

   b) fornitura di idrogeno per il trasporto stradale;

   c) fornitura di gas naturale per il trasporto e per altri usi;

   d) fornitura di gas di petrolio liquefatto - GPL per il trasporto.

Prima sentenza della Corte di Cassazione sul delitto di “inquinamento ambientale” (art. 452-bis del cod. pen.)

(a cura dello Studio Librici)

Con sentenza n.46170 del 3 novembre 2016 la Corte di Cassazione Sez. 3^ penale, affronta, per la prima volta, la problematica relativa al delitto di “inquinamento ambientale” di cui all’art. 452-bis del codice penale, introdotto con legge 22 maggio 2015 n. 68. Nello specifico, la Corte annulla l’ordinanza con la quale il Tribunale della Spezia aveva accolto l'istanza di riesame avverso il decreto di sequestro preventivo del Giudice per le indagini preliminari del medesimo Tribunale per il reato di inquinamento ambientale ex art. 452-bis c.p. concretatosi nell'avere omesso di rispettare le norme progettuali, provocando dispersione di sedimenti nelle acque circostanti, conseguente trasporto degli inquinanti in essi contenuti (idrocarburi e metalli pesanti) e tali da cagionare un deterioramento ed una compromissione significativa delle acque del golfo di La Spezia

La Corte, riconoscendo la novità della problematica ed in particolare la necessità di interpretazioni univoche in materia, effettua una disamina delle disposizioni dell’art. 452-bis, soffermandosi in particolare sull’abusività della condotta, ascrivibile, non soltanto alla violazione di leggi statali o regionali, ma anche di prescrizioni amministrative, e sulla compromissione o deterioramento significativi e misurabili delle matrici ambientali.

Secondo la Corte la congiunzione disgiuntiva “o” svolge una funzione di collegamento tra i due termini - compromissione e deterioramento, autonomamente considerati dal legislatore, in alternativa tra loro - che indicano fenomeni sostanzialmente equivalenti negli effetti, in quanto si risolvono entrambi in una alterazione, ossia in una modifica dell'originaria consistenza della matrice ambientale o dell'ecosistema caratterizzata, nel caso della “compromissione”, in una condizione di rischio o pericolo che potrebbe definirsi di “squilibrio funzionale”, perché incidente sui normali processi naturali correlati alla specificità della matrice ambientale o dell'ecosistema ed, in quello del “deterioramento”, come “squilibrio strutturale”, caratterizzato da un decadimento di stato o di qualità di questi ultimi. Da ciò consegue che non assume rilievo l'eventuale reversibilità del fenomeno inquinante, se non come uno degli elementi di distinzione tra il delitto in esame e quello, più severamente punito, del disastro ambientale di cui all'art. 452-quater cod. pen..

Riguardo ai termini “significativi e misurabili”, la Corte correla il primo all'incisività e rilevanza dell'alterazione, il secondo all'apprezzabilità quantitativa o, comunque, alla oggettiva rilevabilità della stessa ed asserisce che l'assenza di espliciti riferimenti a limiti imposti da specifiche disposizioni o a particolari metodiche di analisi consente di escludere l'esistenza di un vincolo assoluto per l'interprete correlato a parametri imposti dalla disciplina di settore, il cui superamento, come è stato da più parti già osservato, non implica necessariamente una situazione di danno o di pericolo per l'ambiente, potendosi peraltro presentare casi in cui, pur in assenza di limiti imposti normativamente, tale situazione sia di macroscopica evidenza o, comunque, concretamente accertabile.

Credito d’imposta alle imprese che effettuano la bonifica da amianto

(a cura dello Studio Librici)
 

Pubblicato sulla G.U.R.I. n.243 del 17-10-2016 il D.M. 15 giugno 2016 relativo alle “Modalita' attuative del credito d'imposta per interventi di bonifica dei beni e delle aree contenenti amianto”.

Il decreto è stato emanato, in esecuzione dell'art. 56 della legge 28 dicembre 2015, n. 221 ed individua criteri e modalità applicative per il riconoscimento del credito d’imposta, nella misura del 50% delle spese sostenute, alle imprese che effettuano interventi di bonifica su beni e aree contaminate da amianto dall’1 gennaio al 31 dicembre 2016.

 

Sono ammissibili al credito d'imposta:

  • gli interventi di rimozione e smaltimento, anche previo trattamento in impianti autorizzati, dell'amianto presente in coperture e manufatti di beni e strutture produttive, ubicati nel territorio nazionale e effettuati nel rispetto della normativa ambientale e di sicurezza nei luoghi di lavoro, come:

    • lastre di amianto piane o ondulate, coperture in eternit;
    • tubi, canalizzazioni e contenitori per il trasporto e lo stoccaggio di fluidi, ad uso civile e industriale in amianto;
    • sistemi di coibentazione industriale in amianto;
  • le spese di consulenze professionali e perizie tecniche nei limiti del 10% delle spese complessive sostenute e comunque non oltre l'ammontare di 10.000,00 euro per ciascunprogetto di bonifica unitariamente considerato.

 

Il credito d'imposta spetta a condizione che la spesa complessiva sostenuta in relazione a ciascun progetto di bonifica, unitariamente considerato, sia almeno pari a 20.000 euro. L'ammontare totale dei costi eleggibili è, in ogni caso, limitato all'importo di 400.000 euro per ciascuna impresa.

Ai sensi dell’art. 4 del decreto: a decorrere dal trentesimo giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella G.U. (quindi dal 16 novembre 2016) e sino al 31 marzo 2017, le imprese interessate possono presentare al Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare apposita domanda per il riconoscimento del credito d'imposta di cui all'art. 1, da presentarsi esclusivamente accedendo alla piattaforma informatica che sarà accessibile sul sito www.minambiente.it.

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