Prima sentenza della Corte di Cassazione sul delitto di “inquinamento ambientale” (art. 452-bis del cod. pen.)

(a cura dello Studio Librici)

Con sentenza n.46170 del 3 novembre 2016 la Corte di Cassazione Sez. 3^ penale, affronta, per la prima volta, la problematica relativa al delitto di “inquinamento ambientale” di cui all’art. 452-bis del codice penale, introdotto con legge 22 maggio 2015 n. 68. Nello specifico, la Corte annulla l’ordinanza con la quale il Tribunale della Spezia aveva accolto l'istanza di riesame avverso il decreto di sequestro preventivo del Giudice per le indagini preliminari del medesimo Tribunale per il reato di inquinamento ambientale ex art. 452-bis c.p. concretatosi nell'avere omesso di rispettare le norme progettuali, provocando dispersione di sedimenti nelle acque circostanti, conseguente trasporto degli inquinanti in essi contenuti (idrocarburi e metalli pesanti) e tali da cagionare un deterioramento ed una compromissione significativa delle acque del golfo di La Spezia

La Corte, riconoscendo la novità della problematica ed in particolare la necessità di interpretazioni univoche in materia, effettua una disamina delle disposizioni dell’art. 452-bis, soffermandosi in particolare sull’abusività della condotta, ascrivibile, non soltanto alla violazione di leggi statali o regionali, ma anche di prescrizioni amministrative, e sulla compromissione o deterioramento significativi e misurabili delle matrici ambientali.

Secondo la Corte la congiunzione disgiuntiva “o” svolge una funzione di collegamento tra i due termini - compromissione e deterioramento, autonomamente considerati dal legislatore, in alternativa tra loro - che indicano fenomeni sostanzialmente equivalenti negli effetti, in quanto si risolvono entrambi in una alterazione, ossia in una modifica dell'originaria consistenza della matrice ambientale o dell'ecosistema caratterizzata, nel caso della “compromissione”, in una condizione di rischio o pericolo che potrebbe definirsi di “squilibrio funzionale”, perché incidente sui normali processi naturali correlati alla specificità della matrice ambientale o dell'ecosistema ed, in quello del “deterioramento”, come “squilibrio strutturale”, caratterizzato da un decadimento di stato o di qualità di questi ultimi. Da ciò consegue che non assume rilievo l'eventuale reversibilità del fenomeno inquinante, se non come uno degli elementi di distinzione tra il delitto in esame e quello, più severamente punito, del disastro ambientale di cui all'art. 452-quater cod. pen..

Riguardo ai termini “significativi e misurabili”, la Corte correla il primo all'incisività e rilevanza dell'alterazione, il secondo all'apprezzabilità quantitativa o, comunque, alla oggettiva rilevabilità della stessa ed asserisce che l'assenza di espliciti riferimenti a limiti imposti da specifiche disposizioni o a particolari metodiche di analisi consente di escludere l'esistenza di un vincolo assoluto per l'interprete correlato a parametri imposti dalla disciplina di settore, il cui superamento, come è stato da più parti già osservato, non implica necessariamente una situazione di danno o di pericolo per l'ambiente, potendosi peraltro presentare casi in cui, pur in assenza di limiti imposti normativamente, tale situazione sia di macroscopica evidenza o, comunque, concretamente accertabile.

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