• Frantoi oleari

    Frantoi oleari: scarico delle acque di vegetazione in fognatura

    (a cura dello Studio Librici)

     

    Il “Collegato Ambientale” (legge n.221/2015) all’art. 65 introduce, “per i frantoi che trattano olive provenienti esclusivamente dal territorio regionale e da aziende agricole i cui terreni insistono in aree scoscese o terrazzate ove i metodi di smaltimento tramite fertilizzazione e irrigazione non siano agevolmente praticabili”, una nuova modalità di gestione delle acque di vegetazione,  alternativa alla pratica dell’utilizzazione agronomica diffusamente utilizzata in ambito agricolo, anche in considerazione degli elevati costi di depurazione di dette acque.

                Specificamente, si consente lo scarico delle acque di vegetazione nella pubblica fognatura.

    A tal uopo, queste acque vengono assimilate alle acque reflue domestiche, previo idoneo trattamento che assicuri il rispetto delle prescrizioni e dei limiti imposti dal soggetto gestore del servizio idrico in funzione della capacità di trattamento dell’impianto di depurazione e sempre che l'ente di governo e il gestore d'ambito non ravvisino criticità nel sistema di depurazione.

    Una serie di condizioni limita, quindi, la possibilità di scarico delle acque in questione nella pubblica fognatura e cioè:

    • il frantoio deve trattare olive provenienti esclusivamente dal territorio regionale e da aziende agricole che dispongono di terreni terrazzati o acclivi che non consentono agevolmente la pratica della fertirrigazione;
    • la fognatura deve essere servita da un efficiente impianto di depurazione;
    • l’ente di governo ed il gestore del servizio idrico integrato non devono rilevare criticità per il sistema di depurazione;
    • le acque devono essere opportunamente trattate, in osservanza delle norme tecniche e dei limiti adottati dal regolamento di fognatura in base all’effettiva capacità di trattamento dell’impianto di depurazione.

    Ciò detto, per evitare il rischio di potenziali equivoci, giova, in prima battuta, affrontare con chiarezza la questione della classificazione delle acque reflue in domestiche ed industriali e soffermarsi, in seconda, sul concetto di assimilazione alle acque reflue domestiche previsto, seppur con diverse finalità, sia nel comma 7 sia nel comma 7 bis (quest’ultimo di nuova introduzione) del d. lgs n.152/06.

     

    Si riportano le disposizioni suddette.

    Comma 7:

    “Salvo quanto previsto dall'articolo 112(ndr. utilizzazione agronomica), ai fini della disciplina degli scarichi e delle autorizzazioni, sono assimilate alle acque reflue domestiche le acque reflue:

    a) provenienti da imprese dedite esclusivamente alla coltivazione del terreno e/o alla silvicoltura;

    b) provenienti da imprese dedite ad allevamento di bestiame

    c) provenienti da imprese dedite alle attività di cui alle lettere a) e b) che esercitano anche attività di trasformazione o di valorizzazione della produzione agricola, inserita con carattere di normalità e complementarietà funzionale nel ciclo produttivo aziendale e con materia prima lavorata proveniente in misura prevalente dall'attività di coltivazione dei terreni di cui si abbia a qualunque titolo la disponibilità;

    d) provenienti da impianti di acqua coltura e di piscicoltura che diano luogo a scarico e che si caratterizzino per una densità di allevamento pari o inferiore a 1 Kg per metro quadrato di specchio d'acqua o in cui venga utilizzata una portata d'acqua pari o inferiore a 50 litri al minuto secondo;

    e) aventi caratteristiche qualitative equivalenti a quelle domestiche e indicate dalla normativa regionale;

    f) provenienti da attività termali, fatte salve le discipline regionali di settore.”

    Comma 7 bis:

    “Sono altresì assimilate alle acque reflue domestiche, ai fini dello scarico in pubblica fognatura, le acque reflue di vegetazione dei frantoi oleari. Al fine di assicurare la tutela del corpo idrico ricettore e il rispetto della disciplina degli scarichi delle acque reflue urbane, lo scarico di acque di vegetazione in pubblica fognatura e' ammesso, ove l'ente di governo dell'ambito e il gestore d'ambito non ravvisino criticità nel sistema di depurazione, per i frantoi che trattano olive provenienti esclusivamente dal territorio regionale e da aziende agricole i cui terreni insistono in aree scoscese o terrazzate ove i metodi di smaltimento tramite fertilizzazione e irrigazione non siano agevolmente praticabili, previo idoneo trattamento che garantisca il rispetto delle norme tecniche, delle prescrizioni regolamentari e dei valori limite adottati dal gestore del servizio idrico integrato in base alle caratteristiche e all'effettiva capacità di trattamento dell'impianto di depurazione”.

     

                Ai sensi dell’art. 74 del d. lgs. n. 152/06, le acque reflue sono classificate in tre tipologie: “domestiche”, “industriali”"urbane". La trattazione della problematica poco sopra introdotta, tuttavia, richiede di focalizzare l'attenzione soltanto sulle prime due; sarà tralasciato, pertanto, ogni riferimento alla terza tipologia. 

    Sono domestiche le acque reflue provenienti da insediamenti di tipo residenziale e da servizi e derivanti prevalentemente dal metabolismo umano e da attività domestiche; sono, invece, industriali qualsiasi tipo di acque reflue scaricate da edifici od impianti in cui si svolgono attività commerciali o di produzione di beni, diverse dalle acque reflue domestiche e dalle acque meteoriche di dilavamento.

    Come si può notare, in entrambi i casi la classificazione delle acque reflue scaricate deriva essenzialmente da due fattori:

    • provenienza
    1. da insediamenti di tipo residenziale e da servizi per la classificazione domestica;
    2. da edifici od impianti in cui si svolgono attività commerciali o di produzione di beni per la classificazione industriale.
    • caratteristiche
    1. determinate dalle attività domestiche e dal metabolismo umano per la classificazione domestica;
    2. determinate da attività (commerciali o produttive) che comportano la produzione di acque reflue diverse da quelle domestiche e da quelle meteoriche di dilavamento per la classificazione industriale.

                Il discrimine fondamentale, ai fini classificatori, comunque, è costituito dalle caratteristiche delle acque reflue.

    Difatti, se è vero che una civile abitazione o un asilo produce acque derivanti esclusivamente dal metabolismo umano e da attività domestiche, è altrettanto vero che un’officina o un negozio di detersivi può generare acque reflue industriali se derivanti dall’attività svolta o domestiche se derivanti dai servizi igienici.

        Esemplificando, sono domestiche le acque reflue provenienti da un albergo, da una palestra o da servizi in cui si svolgano attività tipicamente domestiche (servizi igienici, lavaggio stoviglie, cucina ed altro); sono invece industriali le acque reflue provenienti da un frantoio oleario, un’officina, un ferramenta o un negozio, salvo che le stesse non derivino esclusivamente dai servizi igienici e quindi siano equivalenti alle acque reflue domestiche.

              Le acque reflue provenienti da edifici o impianti in cui si svolgano attività commerciali o produttive, pertanto, sono normalmente classificate industriali, salvo che il titolare dello scarico non dimostri che si tratta di acque reflue equivalenti a quelle domestiche.

     

    (Per completezza si fa notare che anche il D.P.R. 19 ottobre 2011, n. 227, “Regolamento per la semplificazione di adempimenti amministrativi in materia ambientale gravanti sulle imprese, a norma dell'articolo 49, comma 4-quater, del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122”, riguardante le piccole e medie imprese (PMI) e finalizzato alla semplificazione normativa ed allo sviluppo economico, all’art.2 adotta, per la classificazione domestica delle acque reflue, analoghi criteri di assimilazione basati su caratteristiche e provenienza).

                Alla luce di quanto detto, va rigorosamente evidenziato che non è il corpo ricettore (fognatura, acque superficiali e suolo) delle acque reflue a determinare la classificazione domestica o industriale delle stesse, bensì la loro provenienza e, soprattutto, le loro caratteristiche.

    Fatta questa lunga ma doverosa premessa, si può affrontare, adesso, la seconda questione relativa all’assimilazione prevista dai due commi 7 e 7 bis dell’art. 101 del d. lgs. n. 152/06.

                La differenza tra le due operazioni di assimilazione previste dai due commi appena richiamati si fonda sulle diverse finalità per cui sono disposte.

    Infatti, per le acque reflue di cui al comma 7 – individuate tutte in base alla loro provenienza, tranne per il punto e), in cui si fa riferimento alle caratteristiche - si tratta di un’assimilazione ai fini della disciplina degli scarichi e delle autorizzazioni;per le acque di vegetazione di cui al comma 7 bis, invece, si tratta di un’assimilazione soltanto ai fini dello scarico in fognatura, con le restrizioni indicate, e quindinon valida per le stesse acque in caso di scarico in altro corpo ricettore.

        Da ciò consegue che:

    • le acque reflue assimilate a quelle domestiche, ai sensi del comma 7, sono giuridicamente equivalenti a queste anche per gli aspetti autorizzativi e sanzionatori, di primaria importanza;
    • le acque di vegetazione dei frantoi sono “assimilate” (forse, sarebbe meglio utilizzare, a scanso di equivoci, il differente termine “equiparate”) alle acque reflue domestiche soltanto ai fini della loro accettabilità nella pubblica fognatura alle condizioni prescritte, e non per gli aspetti autorizzativi e sanzionatori.

    La portata applicativa dell’assimilazione prevista per il comma 7 bis, pertanto, è estremamente più ridotta di quella prevista per il comma 7.

     

                La differenza è di sostanziale importanza qualora si consideri il diverso regime sanzionatorio a cui sono soggette le due diverse fattispecie di scarico, in mancanza di autorizzazione, di acque reflue domestiche o a queste assimilate ai fini delle autorizzazioni, da una parte, e di acque reflue industriali, dall’altra: l’una è sanzionata amministrativamente (art. 133 co.2 d.lgs. n.152/06), l’altra penalmente (art. 137 co.1 d.lgs. n.152/06).

        Un’equiparazione delle due differenti fattispecie anche sotto il profilo della disciplina delle autorizzazioni per lo scarico delle acque reflue (di vegetazione) dei frantoi, equivalenti fra loro per qualità e provenienza, si tradurrebbe, pertanto, in una palese violazione del principio di uguaglianza sancito dall’art. 3 della Costituzione.

    Si consideri, infatti, la seguente ipotesi: due frantoi della stessa regione scaricano le loro acque reflue in fognatura: uno situato nella zona centrale della regione che tratti olive provenienti esclusivamente dal territorio regionale, l’altro posto al confine della regione che tratti olive provenienti non dalla sola regione di competenza.

        Fermo restando il rispetto delle prescrizioni indicate dal comma 7 bis, le acque reflue del primo frantoio sarebbero assimilate a domestiche, quelle del secondo, invece, sarebbero non assimilate a domestiche e quindi industriali.

     

                Ora, considerando che, rispetto a quanto più sopra chiarito in merito ai fattori (provenienza e caratteristiche) che incidono nell’operazione di classificazione delle acque reflue, stante l’omogeneità, sotto questo profilo, delle acque reflue di vegetazione dei due frantoi, sarebbe, a dir poco, irragionevole ammettere una siffatta disparità di trattamento.

               

    Alla luce delle considerazioni sopra esposte, sembra assolutamente innegabile, a nostro avviso, che le acque reflue dei frantoi conservino sempre la loro natura industriale, come previsto dalla definizione suddetta, e, in quanto tali (acque reflue industriali), il loro scarico debba essere autorizzato.

        Una diversa interpretazione legittimerebbe, oltretutto, un’improbabile possibilità, per l’interessato, di richiedere e ottenere una duplice autorizzazione per lo stesso tipo di scarico derivante da attività uguali (frantoi oleari) a seconda del recapito finale delle acque reflue di vegetazione:

    • autorizzazione per scarico domestico, nel caso di recapito in fognatura;
    • autorizzazione per scarico industriale, nel caso di recapito in altro corpo ricettore.

                Infine, è il caso di rimarcare che lo scarico in fognatura delle acque reflue industriali, quindi anche delle acque reflue dei frantoi oleari, è già permesso ai sensi degli artt. 101 e 107 del d. lgs. n. 152/06 con modalità analoghe a quelle ora introdotte dal nuovo comma 7 bis dell’art. 101.

    Pertanto, il comma aggiunto potrebbe risultare poco proficuo sul piano pratico ma, al contempo, abbastanza equivoco sul piano giuridico. 

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