• Cessazione della qualifica di rifiuto di conglomerato bituminoso I chiarimenti del Ministero dell’Ambiente

    Cessazione della qualifica di rifiuto di conglomerato bituminoso

    I chiarimenti del Ministero dell’Ambiente

    (a cura dello Studio Librici)

    Come è noto il 3 luglio scorso è entrato in vigore il D.M. 28 marzo 2018, n. 69 relativo alla disciplina della cessazione della qualifica di rifiuto di conglomerato bituminoso ai sensi dell’art. 184-ter, co. 2 del D. Lgs. n. 152/2006.Entro il prossimo 31 ottobre le imprese in esercizio dovranno adeguarsi al nuovo Regolamento chiedendo all’autorità competente l’aggiornamento della comunicazione semplificata ex art. 216 del D. Lgs. n. 152/2006.

    Con nota prot. 16293 del 5 ottobre 2018 il Ministero dell’Ambiente, rispondendo al quesito della SITEB, chiarisce che l’adozione del decreto ministeriale del 2018 ha determinato la cessazione dell’applicazione delle previsioni di cui al D.M. 05/02/1998, ovviamente solo per i rifiuti di conglomerato bituminoso (codice EER 17.03.02). In particolare evidenzia che Il D.M. n. 69 disciplina solo i criteri per la cessazione della qualifica di rifiuto nelle attività che il D.M. 05 febbraio 1998 prevede al punto 7.6.3 lettere a) b) e c) dell’allegato 1, non potendo, visto il tenore della delega che si legge al comma 2 dell’articolo 184-ter, incidere su aspetti, quantitativi e condizioni necessari per poter operare in procedure semplificate di recupero.

    Quindi, restano valide ed efficaci tutte le disposizioni del D.M. 05/02/1998 inerenti ai limiti quantitativi previsti all’allegato 4, le norme tecniche di cui all’allegato 5 ed i valori limite per le emissioni di cui all’allegato 1, suballegato 2, o dalle autorizzazioni concesse ai sensi del Titolo III-bis parte IV e del Titolo I, Capo IV, parte IV del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, vale a dire autorizzazioni integrate ambientali (AIA) e autorizzazioni ex art. 208 d. lgs. n. 152/2006.

     

    Inoltre, il Ministero puntualizza che le analisi sul granulato di conglomerato bituminoso, ovvero il conglomerato bituminoso che ha cessato di essere rifiuto, devono essere eseguite da un laboratorio certificato ai sensi della norma UNI EN ISO 9001:2015. Tuttavia è opportuno evidenziare che tale norma riguarda soprattutto gli aspetti organizzativi e gestionali del laboratorio e non la qualità dei dati analitici prodotti, la quale, invece, rientra nell’accreditamento ai sensi della norma UNI EN ISO 17025:2017.

    Infine, nessun chiarimento viene dato in merito al conglomerato bituminoso qualificato come sottoprodotto ai sensi dell’art. 184 bis del TUA. Infatti, l’art. 1 co.2 del D.M. n. 69/2018 esclude espressamente l’applicazione del Regolamento a tale fattispecie, confermando così la possibilità che il rifiuto di conglomerato bituminoso generato nell'ambito di un articolato processo di produzione, come, per esempio, il servizio di manutenzione stradale, di cui la demolizione del manto stradale costituisce soltanto la fase preliminare, afferisca alla qualifica di sottoprodotto, ovviamente nel rispetto delle condizioni previste dal citato art. 184 bis.

     

     

     

     

     

     

     

     

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