• Regolamento per la bonifica delle aree destinate alla produzione agricola e all’allevamento

    Regolamento per la bonifica delle aree destinate alla produzione agricola e all’allevamento

    (a cura dello Studio Librici)

    Pubblicato nella G.U.R.I. n. 132 del 7 giugno 2019 il D.M. 1 marzo 2019, n.46che disciplina, ai sensi dell’art. 241 del TUA, gli interventi di bonifica, di ripristino ambientale e di messa in sicurezza, d'emergenza, operativa e permanente, delle aree destinate alla produzione agricola e all'allevamento. Il Decreto, che entrerà in vigore il 22 giugno 2019, colma finalmente una grave lacuna nel settore delle bonifiche, semplificando notevolmente il procedimento ordinario finora applicato alle aree agricole e individuando le specifiche concentrazioni di soglia di contaminazione(csc).

    Infatti, secondo la nuova norma, al verificarsi di un evento potenzialmente in grado di contaminare un’area agricola o in caso di contaminazioni storiche, il responsabile dell’inquinamento effettua le comunicazioni di rito con le modalità di cui all’art. 304 co. 2 del TUA e attua immediatamente le misure di prevenzione per procedere poi con le attività di caratterizzazione, da comunicare preventivamente agli enti ai quali era stato notificato lo stato di potenziale contaminazione dell’area.

    Nel caso in cui la caratterizzazione termini con il rispetto delle concentrazioni di soglia di contaminazione, il soggetto responsabile presenta agli enti competenti e al Ministero dell’ambiente se l’area ricade nel perimetro di un sito di interesse nazionale (SIN), entro 90 giorni dalla data di notifica dello stato di potenziale contaminazione, un’autocertificazione ai sensi dell’art. 47 del DPR n.445/2000  con la relativa documentazione tecnica che conclude il procedimento.

    Nei successivi 30 giorni, la regione, con la collaborazione di ARPA e ASL per le rispettive competenze, attiva i controlli e ne comunica gli esiti, con eventuali prescrizioni integrative, agli enti competenti.

    In caso di superamento delle concentrazioni di soglia di contaminazioni, il soggetto responsabile dell’inquinamento informa immediatamente gli enti competenti ed esegue la valutazione di rischio; se l’esito di quest’ultima è compatibile con il tipo di coltura o l’allevamento praticato, il responsabile, entro 60 giorni dalla data di notifica dello stato di potenziale contaminazione, presenta alla regione e al Ministero dell’ambiente, se l’area ricade nel perimetro di un sito di interesse nazionale (SIN), l’istanza di conclusione del procedimento con la relativa documentazione tecnica.

    Entro 30 giorni, l’ente competente può chiedere ulteriori controlli oppure dichiarare concluso il procedimento.

    Se l’esito della valutazione di rischio è incompatibile con il tipo di coltura o l’allevamento praticato, il responsabile dell’inquinamento, entro 90 giorni dalla data di notifica dello stato di potenziale contaminazione, presenta agli enti competenti e, se l’area ricade nel perimetro di un sito di interesse nazionale (SIN), ai Ministeri dell’ambiente (non citato all’art. 5 del D.M. n.46/2019 per mero errore), della salute e delle politiche agricole il risultato della valutazione di rischio ed il progetto degli interventi di bonifica, di messa in sicurezza ed altro da attuare.

    Entro 30 giorni dal ricevimento del progetto, l’ente competente convoca una conferenza di servizi per l’approvazione dello stesso, eventualmente con integrazioni e prescrizioni e con la definizione dei tempi di esecuzione degli interventi, la conformità dei quali è certificata dalla ex Provincia, con il supporto tecnico di ARPA e ASL, ai sensi dell’art. 248 co. 2 del TUA.

    Quindi, l’incompatibilità della valutazione del rischio e la presentazione del relativo progetto degli interventi da attuare per la bonifica e la fruibilità dell’area, è la sola circostanza che determina la necessità di convocazione della conferenza di servizi da parte dell’ente competente per la preventiva approvazione del progetto stesso e la definizione dei tempi di realizzazione.

    Non si dovranno più presentare agli enti competenti e alla regione, per l’approvazione preventiva secondo il procedimento ordinario ai sensi dell’art.242 del TUA:

    1. 1.il piano di caratterizzazione ai sensi del comma 3;
    2. 2.i risultati  del  piano  di caratterizzazione ai sensi del comma 4;
    3. 3.i risultati dell’analisi di rischio sito specifica per la determinazione delle concentrazioni di soglia di rischio (csr) ai sensi del citato comma 4
    4. 4.il piano di monitoraggio per la verifica della stabilizzazione della situazione riscontrata in relazione alle concentrazioni di soglia di rischio ai sensi del comma 5
    5. 5.la relazione tecnica riassuntiva degli esiti del citato monitoraggio ai sensi del comma 6

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