• Acque reflue di azienda vinicola e assimilazione alle acque reflue domestiche

    Acque reflue di azienda vinicola e assimilazione alle acque reflue domestiche: la L.R. n.27/86 della Sicilia nella sent.  n. 39351/2021 della Corte di Cassazione

    (a cura dello Studio Librici)

    La L.R. n. 27/86 emanata dalla Regione siciliana, in applicazione degli articoli 4 e 14 della legge 10 maggio 1976, n. 319 e successive modificazioni, ed in funzione degli obiettivi del piano regionale di risanamento delle acque, è applicabile anche per gli effetti dell’art. 101 comma 7 lett. e) del D. Lgs. n.152/2006 il quale prevede l’assimilazione alle acque reflue domestiche, ai fini della disciplina degli scarichi e delle autorizzazioni, delle acque reflue aventi caratteristiche qualitative equivalenti a quelle domestiche e indicate dalla normativa regionale.

    A tal riguardo la legge regionale n. 27/86, all’art. 7 statuisce : “… Ai sensi della legge 8 ottobre 1976, n. 690, art. 1, lett. b, sono assimilabili a scarichi di insediamenti civili, gli scarichi di insediamenti produttivi che rientrino nei limiti stabiliti dalla tabella 8 allegata alla presente legge.

    La qualità degli scarichi di cui al precedente comma deve essere verificata prima di ogni trattamento depurativo ed anteriormente alla miscelazione con acque che non richiedano trattamenti.”

    L’esistenza della sopracitata norma regionale, ancorché derivante da una norma nazionale abrogata, la legge n. 319/76, pur con le incongruenze dovute all’utilizzo di termini e riferimenti non più compatibili con il D. Lgs. n. 152/2006, rende l’applicazione dei criteri di assimilazione di cui al all’art. 2 co.1 del D.P.R. n. 227/11 (Regolamento per la semplificazione di adempimenti amministrativi in materia ambientale gravanti sulle imprese…), richiamati dal comma 2 dello stesso articolo in caso di assenza della norma regionale, residuale rispetto all’applicazione dei criteri previsti dalla L.R. n. 27/86. Pertanto i valori limite previsti dalla tab. 8 della legge regionale ai fini dell’assimilazione si integrano con quelli previsti dalla tab. 1 del D.P.R. n. 227/11 e prevalgono su di essi se più restrittivi, come evidenziato nella sottostante tabella di confronto per i valori evidenziati in rosso:

    Criteri di assimilazione alle acque reflue domestiche da DPR n.227/11 e da L.R. n.27/86

      Parametro/sostanza Unità di
    misura

    Valore limite di emissione

     tab. 1 DPR 227/11

    Valore limite di emissione

     tab. 8 L.R. 27/86

    1 Portata mc/giorno ≤15  
    2 pH   5,5 - 9,5 5,5 - 9,5
    3 Temperatura ≤30 ≤30
    4 Colore   Non percett. diluizione 1:40  
    5 Materiali grossolani   Assenti  
    6 Solidi sospesi totali mg/l ≤700 ≤400
    7 BOD5  (come ossigeno) mg/l ≤300 ≤300
    8 COD  (come ossigeno) mg/l ≤700 ≤600
    9 Rapporto COD/BOD5   ≤2,2 ≤2,5
    10 Fosforo totale (come P) mg/l ≤30 ≤15
    11 Azoto ammoniacale (come NH4) mg/l ≤50 ≤30
    12 Azoto nitroso (come N) mg/l ≤0,6  
    13 Azoto nitrico (come N) mg/l ≤30  
    14 Grassi e oli animali/vegetali mg/l ≤40 ≤100
    15 Tensioattivi mg/l ≤20 ≤10
    16 Boro mg/l   ≤3
    17 Azoto totale (come N) mg/l   ≤50
         

    Per i restanti parametri, qualora siano presenti, valgono i valori limite previsti alla Tab. 3 All. 5 parte III del D. Lgs. 152/06 per le emissioni in acque superficiali

    I rimanenti parametri   devono essere assenti o   almeno entro i limiti   della Tab. A annessa alla   legge n. 319/76

     

    Nello specifico, la difesa di un’azienda vitivinicola con sede in Sicilia ha fatto ricorso alla Corte di Cassazione lamentando, tra l’altro, che il Tribunale, pur avendo individuato correttamente la normativa che disciplina l’equiparazione delle acque reflue industriali a quelle domestiche, avrebbe tuttavia errato nel ritenere la disciplina di cui all’art. 1 del D.P.R. 227/11 non applicabile al caso di specie perché residuale rispetto alla normativa regionale di cui alla L. reg. Sicilia n. 27/1986.

    Pur riconoscendo che l’equiparazione delle acque reflue industriali a quelle domestiche è soggetta alla disciplina generale nazionale di cui all’art. 101, comma 7, lett. e), D.lgs. 152/2006 e alla normativa regionale di cui alla L. reg. Sicilia 27/1986, la difesa ritiene che il D.P.R. 227/11 detti una disciplina speciale, di settore, per i reflui prodotti dalle piccole aziende vitivinicole.

    Pertanto ai fini dell’assimilabilità, se rispetto alle attività diverse da quelle disciplinate dal DPR 227/2011 è necessario fare riferimento alla normativa nazionale e a quella regionale, per le aziende vitivinicole sarebbe necessario fare riferimento alle disposizioni speciali di cui al D.P.R. citato, a meno che, in applicazione dell’art. 2 dello stesso decreto, non vi sia una normativa regionale di settore più restrittiva.

    La difesa, infine, sottolinea che l’azienda del proprio assistito rientra nella previsione di cui al DPR 227/11 e dunque, a suo avviso, non ricorrerebbe in alcun caso la fattispecie di cui al 137 D.lgs. 152/06, in quanto l’eventuale scarico avrebbe avuto comunque ad oggetto acque assimilabili ex lege a quelle domestiche.

    Sul punto, la Corte di Cass. Sez. III pen., con sent.  n. 39351 del 3/11/2021, ha condiviso la sentenza del Tribunale di Barcellona Pozzo di Gotto rilevando: “ … Non appare peraltro conducente, a tal fine, aggiunge la sentenza, il richiamo operato dal CTP all'art. 1 del DPR 227/2011 che, parimenti individua taluni criteri di assimilazione delle acque reflue industriali a quelle domestiche, atteso che i criteri di assimilazione ivi previsti si applicano, ai sensi del comma 2, art. 2, in via residuale, in mancanza di una specifica e diversa disciplina regionale.

    Erroneo, in tal senso, è stato ritenuto dalla sentenza anche il richiamo alla predetta normativa operato dal teste -----, dipendente dell’ARPA, stante la vigenza di una disciplina regionale che espressamente individua le condizioni di assimilazione delle acque reflue industriali. Diversamente, puntualizza il primo giudice, la Regione Siciliana prevede parametri indubbiamente più stringenti di quelli previsti dalla normativa nazionale che non consentono, per l'appunto, di ricondurre le acque prodotte dall'azienda alla categoria delle acque industriali assimilabili alle acque domestiche.”

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